Come ogni festa che si rispetti, anche il Carnevale mi sta sul cazzo; penso sia per un trauma infantile.
Ogni cazzo di anno venivo vestito da Zorro; il kit che si acquistava in cartoleria era composto da:
cappello nero in cartone con i bordi dorati ed elastico da far passare sotto la gola per tenerlo fermo;
mascherina nera, sempre in cartone e sempre con un elastico che bastava la scoreggia di un criceto per spezzarlo;
spadina in plastica con la lama tutta storta.
Il mantello nero non faceva parte del kit e allora usavo una mantellina nera tipo quelle che ti mettono i barbieri, ovviamente sopra al giaccone color caki, che sennò prendevi freddo.
Completavano il costume un paio di guanti tipo sciatore, rossi e bianchi, pantaloni neri o jeans, che va bene uguale, e scarponcini marroni.
Nemmeno in India c’era uno Zorro più sfigato di me.
È così che ho iniziato a detestare il carnevale; tranne ovviamente i dolci.
Ed ora qualche curiosità su questa festa.
Può sembrare strano, visto la seriosa tristezza del culto, ma il Carnevale è una festa cattolica, almeno ufficialmente; in realtà è decisamente ispirato ai Saturnali romani e le feste dedicate a Dioniso,.
Gli antichi avevano capito che era necessaria una settimana di follia per non impazzire durante l’anno; era il momento del “liberi tutti”, dove il povero poteva perculare il ricco senza finire in galera oppure impiccato per le palle in qualche segreta.
Ci si mascherava non per gioco, ma per anonimato:
se nessuno sa chi sei, il peccato non ha nome.
Così, al motto «semel in anno licet insanire» ci si lasciava andare, facendo tutto ciò, o quasi, che era proibito durante il resto dell’anno
Forse non tutti sanno che…
La parola “Carnevale” deriva dal carnem levare, ovvero “togliere la carne”.
Il Martedì Grasso è l’ultima cena della quale ci si può abbuffare prima della Quaresima: quaranta giorni di tristezza culinaria dove la carne è messa al bando ed è consentito alimentarsi solo con brodini vegetali e verdure lesse.
Oggi non è più così: ognuno può scegliere il cibo dal quale astenersi per quaranta giorni; io, ad esempio, faccio Quaresima di cocomero.
Carnevale non ha una data fissa:
ogni anno dipende da quando cade Pasqua; inizia la prima domenica delle nove che precedono quella di Pasqua, raggiunge il culmine il giovedì grasso e termina il martedì successivo, ovvero il martedì grasso, che precede il Mercoledì delle Ceneri.
Perché il travestimento?
L’usanza di nascondersi dietro una maschera arriva da lontano: nell’Antica Roma, per chiudere l’anno in bellezza, prendevano uno sfigato a caso, lo coprivano di pelli di capra e lo prendevano a bastonate in processione.
Ma il vero spirito del Carnevale è il ribaltamento della realtà:
il servo diventa padrone, lo scemo del villaggio indossa una corona, il ricco si finge mendicante…
È che ogni tanto mi piace postare curiosità, per dare un tono al blog. Le immagini, ovviamente, restano sempre “di livello”.









